mercoledì 15 gennaio 2014

Il mio primo bacio

Con Nic ci conosciamo da quasi vent'anni – che a scriverlo fa una certa impressione – due pivelli tra i corridoi del rinomato e storico liceo classico torinese. Non eravamo compagni di classe, ma avevamo in comune professori e amicizie. Era uno di quei ragazzi che mi è sempre sembrato più grande della sua età, forse per quella rossiccia barba adolescenziale volutamente incolta, forse perché ha sempre avuto idee molto chiare, per quel suo piglio un po' strafottente che io, da eterna timida e impacciata, invidiavo parecchio. Aveva un loden verde con i bottoni in pelle marrone e sotto la maglietta di Che Guevara, una Vespa da veri intenditori ancora con le marce e gli occhi sempre divertiti. Quando c'era l'autogestione – sto aprendo dei cassettini della memoria assolutamente meravigliosi – era uno dei capi davanti, con passione ed equilibrio perché credeva in quello che faceva e lo difendeva a spada tratta, ma era anche capace di ascoltare chi non era d'accordo con lui ed io mi ci sono scontrata diverse volte. I ricordi più belli che ho di Nic sono una tre giorni a casa di un'amica nella campagna eporediese durante le vacanze estive: le schitarrate sotto la luna, le chiacchiere notturne infinite, le partite a calcetto con gli omini senza testa – ma poi com'è che son tutti decapitati? - nel baruccio del paese e le tante risate. E poi i sabato sera a casa di Laura, le sigarette di nascosto, le prime birre, il Pippo Chennedy Show. Che a me sembra ieri, ma se ci penso quella trasmissione sta alle mie figlie come Canzonissima sta a me. Vecchiaia.
E poi, ah sì, poi è stato il mio primo bacio, sul balcone dietro l'armadio delle scope della mamma della suddetta Laura. Romanticismo a palla. Io, inguaribile romantica, sempre sola come un cane e pure un po' scema, in quel momento storico della mia adolescenza, pensavo già all'abito bianco e ai nostri figli con i capelli scompigliati come i suoi e gli occhi azzurri come i miei, mentre lui stava già accampando scuse alla “Cara ti amo” per scaricarmi dopo cinque minuti: sai, esco da una storia, ho bisogno di rimanere un po' solo, non voglio ferirti, lo yogurt mi scade e ho un gomito che mi fa contatto col ginocchio...l'elenco completo, insomma. Credo di esserci rimasta male per qualche giorno, poi è tutto tornato come prima, con gli scherzi e le prese in giro. In questi vent'anni le nostre vite hanno preso strade diverse, per un po' non ci siamo sentiti, ci siamo sposati – vivaiddio non tra di noi – e poi lui è diventato collega e amico del Maritino e ci siamo ritrovati, con la stessa voglia di prenderci in giro e con quel bene immutato nel tempo.
Oggi è il compleanno di Nic e per lui ho pensato ad una torta che non è dolce (è senza zucchero), esattamente come non lo è stato lui vent'anni fa – gnegnegne – ma che è un grande classico. Il castagnaccio è tipico in Piemonte ed anche in altre regioni italiane, con delle diversificazioni negli ingredienti. Ha una preparazione semplicissima, una consistenza molto morbida e compatta che si scioglierà in bocca, la croccantezza dei pinoli e delle noci, un poco di dolcezza percepita dallo zucchero a velo messo sopra. Personalmente non è che mi piaccia molto, ma ci sono persone che ne vanno matte. Un po' come per Nic. (E noi si scherza sempre).

A casa mia...auguri Avucà!

10 commenti:

  1. Descrizione bellissima..io con Nico ho fatto le elementari!! Daniela

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    1. Mica avrà baciato anche te tra il Vim e lo scopettone?!
      Ciao Daniela!

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  2. Che bello Marghe, com'è dolcemente nostalgica questa storia... :-)

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    1. Già, che bello quando venivi rimbalzata...ahahah!
      Grazie Alessia!

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  3. Eh Alessia, dolcemente romantica che cosa?

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  4. ehm...ho detto romantica? volevo dire nostalgica...NOSTALGICA...la storia di qualcosa che appartiene al passato, perché oggi l'unica figura romantica nella vita di Margherita sei tu, Luca! :-))

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    1. Tranquilla Alessia, il Maritino fa il finto geloso...

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  5. Io vado matta per il castagnaccio!!!

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    1. Finalmente qualcuno interessato alla cucina! ;-)

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