giovedì 19 marzo 2015

Io mi ricordo, e tu? Buona festa, papà!

Foto da partecipiamo.it
Il vizietto erano le caramelle Tabù che mi compravi al bar mentre bevevi il caffè.
Quando quel semaforo vicino all'asilo era rosso dovevo fare il lavoretto, quel bacio sulla guancia sporgendomi dal sedile di dietro per far passare qualche secondo e, se era verde, ti baciavo lo stesso ridendo e muovendo i codini.
Quel pianto disperato salutandoti dal lunotto posteriore della A112 perché non venivi con noi a prendere la nave per le vacanze.
Il cronometrare le mie corse da Usain Bolt sul marciapiede tra il garage e casa e i tuoi “Sei stata velocissima”.
La mia manina nella tua manona e quella faccia infastidita quando ti chiedevano “Oh, che bella cita, è tua nipote?” e la mia faccia infastidita perché cita per me era una scimmia.
Scrivere con la mia grafia elementare “Langhe” e “Roero” sulle etichette bianche per il vino appena imbottigliato insieme e ridere perché tutte le volte che dicevo “Roero” mi si arrotolava la lingua per le erre mosce.
Mi piaceva far suonare le corde della chitarra mentre tu facevi gli accordi e cantare “Le carrozze son già preparate...” era la migliore ninna nanna.
Quel gioco che durava il tempo di un ascensore in cui facevamo finta di essere due condomini – Oh, buonasera! Come sta la famiglia? - e finiva che mi invitavi a cena, a casa nostra.
Le litigate perché non ti piacevano le scarpe che compravo, perché non erano “classiche” ed io rivendicavo la moda e i miei gusti personali: avevi ragione, quelle scarpe con la punta quadrata facevano cagarissimo.
Ho un vuoto di noi nell'adolescenza. Ma chi li capisce gli adolescenti?
Quel ballo improvvisato in camera mia mentre lo stereo suonava “Yo romperé tus fotos”, credo l'unica canzone de La Mosca.
La tua lentezza sfiancante nel giocare a carte e i tuoi “putèn” quando sbagliavi. Ma non ho ancora capito in che lingua fosse quell'imprecazione.
La tua delicatezza nel chiedermi al mattino, con la faccia assonnata e i neuroni ancora in catalessi, “posso parlarti?”.
Quella volta che in bagno avevo pianto, mi ero asciugata gli occhi per non farmi vedere, ma tu ti sei seduto sul bordo della vasca e mi avevi chiesto “Vuoi parlare?”. No, non volevo parlare, ma non mi sono sentita sola.
Quell'ultima strana notte di Natale trascorsa su un traghetto a ridere e a bere Corvo bianco.
Quel caffè offerto da me, perché ormai ero grande, in quel sabato uggioso, in quel baruccio sfigato affianco al negozio di abiti nuziali in cui saremmo andati poco dopo, noi due soli, a scegliere il mio vestito da sposa che non mi hai più visto indossare.
Quel sorriso che facevi solo a me.
Io mi ricordo, e tu? Buona festa, papà!


Stamattina ho aperto facebook e sono stata sommersa da status sulla festa del papà, da cuori per i papà, da foto con papà. Che manco mi ricordavo che oggi era la festa del papà. E stamattina neanche il Maritino è stato festeggiato, pessima moglie che sono. Mi è un po' venuta la carogna sulle spalle da pessimismo&fastidio, poi la mente ha cominciato a viaggiare e le dita sono andate da sole sulla tastiera del computer. A volte le parole escono quando meno te le aspetti. E pure le lacrime.
La ricetta di oggi, per nulla programmata, è un soufflè di fave con una salsa al pecorino, un antipasto vegetariano che sa di primavera, perfetto per oggi, perché a mio papà piaceva tanto sgranare le fave, tagliare il pecorino a tocchi e farsi un aperitivo con un bicchiere di vino. Ricordi. Un sorriso. La vita.

A casa mia...oggi è così.

Soufflè di fave con salsa al pecorino

2 commenti:

  1. Che bello questo tuo post! Sei tanto cara e sono certa che il tuo papá sia davvero tanto felice di come tu abbia deciso di festeggiarlo! L'amore non finisce mai, resta sempre con noi! Un abbraccio stretto stretto Any

    RispondiElimina