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giovedì 20 agosto 2015

More&Macine, una bella scoperta tra le Langhe

Foto di Cédric Blanchard
Avrei  voluto raccontarvi che non ho più potuto scrivere perché ero a su un’isola maldiviana senza  connessione, che non sono più riuscita ad aggiornare questo mio e vostro piccolo spazio culinario perché i cocktails in spiaggia ad Ibiza erano veramente buoni e non potevo perdermi neanche un dj set.
E invece zero, nada, nisba. L’unico motivo per cui il blog è stato un po’ trascurato è il lavoro: lo so, banale, ma vero.  Aprire un ristorante è un’esperienza meravigliosa, ma anche faticosa e scombussolante, perché bisogna rivedere l’organizzazione delle proprie giornate, della famiglia, del sonno (ah, dormite, quanto mi mancate!) e anche dei post di un blog. E come ciliegina sulla torta, il mio pc mi ha abbandonato, portandosi dietro foto, ricette, appunti, articoli…quel maledetto!
Ma se c’è una cosa che in questi mesi non è cambiata è la passione per il cibo e la voglia di scoprire posti nuovi dove far fare festa alle papille. Oggi vi parlo di, More e Macine situato nel centro de La Morra (CN), tra le meravigliose colline delle Langhe.  Leggendo altre recensioni – tutte positive – mi immaginavo una piola, uno di quei posti un po’ retrò dove la sostanza conta più di mille impiattamenti, dove pane e salame sono un must. Sì, c’è anche quello se volete, le acciughe e una vasta scelta di splendidi formaggi, ma la cucina è tutt’altro che banale, nonostante il menù scritto sulla lavagna dica ben poco, uno stratagemma per dare la possibilità al personale di sala di raccontare i piatti.
Per cui se tra gli antipasti trovate “Anguria”, non vi stupite: chiedete e soprattutto ordinate: un parallelepipedo di fresco cocomero precedentemente messo sottovuoto, accompagnato da caprino gelato, tapenade di olive e basilico. Un inizio non convenzionale, perfetto per le giornate torride, equilibrato nei sapori e visivamente un’esplosione di colori patriottici.
Buonissimi i ravioli di borraggine e seirass con quel sentore di limone che rinfresca tutto e non fa pentire di aver ordinato un primo caldo con 35 gradi; il maialino era morbido e succoso, con la cotenna bella croccante che mi ha ricordato molto il maialino sardo. Per dolce una tarte di frolla ripiena di albicocche e con una copertura di cioccolato fondente, una porzione addirittura troppo grande per due stomaci allenati come il mio e quello del Maritino. Due antipasti, un primo, un secondo, un dolce, acqua, due calici di Arneis e caffè, 54€ in due. Una bella terrazza, una grande carta dei vini e una cucina che è aperta tutto il giorno. Chapeau.
L’Osteria More&Macine si trova in Via XX Settembre, 18  La Morra.
Niente ricetta questa volta, dovete attendere che il mio archivio si rimpolpi di foto, ma ovviamente se volete assaggiare direttamente la mia cucina, senza passare dal web, vi aspetto al Trés, Via Roma 6 a Trezzo Tinella (CN)!

A casa mia…bentornata a me!



martedì 16 giugno 2015

Trés

Sto lontano dallo stress,
fumo un po' e dopo vado al Trés!
Patò, Mexes,
Messi, Valdes,
fumo un po' e dopo vado al Trés!”.

State cantando e muovendo il bacino a tempo? Perfetto, questa sarà la canzone dell'estate grazie al nostro amico Tambu, portatore sano di vino.
C'è qualcuno che non sa ancora cos'è il Trés?! A livello social ho piuttosto sfrantecato. Ma è il nome del mio ristorante!
Mi fa ancora una certa impressione dirlo, ma è proprio così! Quello che era un progetto destinato a rimanere relegato alle chiacchiere serali, ai “ma ti immagini come sarebbe aprire un locale?”, alle pressioni del Maritino che veniva regolarmente mandato a ranare, è diventato realtà.
La prima volta che abbiamo pensato di avere un ristorante è stato in Provenza, da Chez Ariane, un piccolo bistrot di Arles con i tavoli in legno, musica jazz di sottofondo, quiche, formaggi francesi e vino in caraffa. Un luogo accogliente, un'atmosfera familiare e romantica - vabbè, noi stavamo in mini fuga d'amore senza bimbe – che ci ha conquistati e che abbiamo sognato di riproporre. Ora è tutto vero. Il Trés è il locale storico di Trezzo Tinella (si chiamava Antica Torre), paesino delle Langhe tra Neive e Barbaresco, ad un quarto d'ora di macchina da Alba, ed esiste da metà dell'800: i proprietari erano i bisnonni della Signora Norina, classe 1923 – quasi 92 anni e sta meglio di me e voi messi insieme – che ha lavorato nel ristorante per tanti anni e ha mille aneddoti da raccontare. Dove adesso c'è la saletta della vineria, una volta c'era una stalla, e gli archi di mattoni e le pareti in pietra sono ancora rimasti intatti. Questi particolari ci hanno ammaliato, insieme alla cucina enorme e luminosa, alla sala dove poter fare giocare i bimbi, al grande prato davanti per poter cenare con i piedi sull'erba, (o riposare e prendere il sole dopo un pranzo langhetto innaffiato da Barbaresco) e far pascolare i sopracitati pargoli, alla vista dei vigneti e dei noccioleti. Quello è il nostro posto, un luogo dove non solo mangiare e bere bene – in Langa si casca sempre in piedi – ma dove stare insieme, finire una cena con la chitarra in mano a cantare, dove ci saranno lezioni di cucina per grandi e bimbi, dove giocare a carte, a scacchi...dove stare bene. A casa mia diventa veramente casa vostra!
Vi aspetto da giovedì 18 al Trés, Via Roma 6 a Trezzo Tinella (per prenotare 339.4777971)!
Ovviamente non può mancare la ricetta, molto, molto langhetta: tagliatelle con ragù bianco di Bra.
Pasta fatta in casa (ma potete prenderle anche già fatte, eh!) con un ragù veloce e saporito che richiede d'obbligo un bicchiere di vino.
Trés bon, Trés jolie, Trés chic!

A casa mia...o al mio ristorante!

Tagliatelle con ragù bianco di salsiccia di Bra

Tagliatelle con ragù bianco di salsiccia di Bra

Ingredienti per 4 persone

  • 500 gr di tagliatelle all'uovo (fatte in casa ancora più buone)
  • 400 g di salsiccia di Bra
  • 1 cipolla
  • 2 carote
  • Mezzo bicchiere di Barbera o Nebbiolo
  • Rosmarino
  • Olio evo
  • Sale e pepe


Preparazione

Fai un soffritto di cipolla e carota e metti a cuocere in una padella con un po' di olio. Rosola la salsiccia (senza budello) sgranandola con una forchetta e poi sfuma con il vino. Regola di sale e pepe. (Poco sale, la salsiccia è già molto saporita!). Cuoci per circa 20 minuti.




Cuoci le tagliatelle (ricorda di tenere un po' di acqua di cottura perché la pasta all'uovo tende ad asciugare molto) e finisci in padella con il ragù. Servi con parmigiano grattugiato a piacere.


venerdì 20 febbraio 2015

Ravioli patate e trevigiana con ragù bianco di salsiccia di Bra

Ingredienti per 6-8 persone

  • 1 kg di patate
  • 1 cespo di trevigiana
  • 2 tuorli per il ripieno + 4 uova per la pasta
  • 400 g di farina 00
  • 50 g di Parmigiano grattugiato
  • Noce moscata
  • 1 costa di sedano
  • 2 carote
  • 1 cipolla piccola
  • 400 g di salsiccia di Bra
  • ½ bicchiere di vino bianco
  • 1 pezzetto di burro
  • Olio evo
  • Sale&Pepe


Preparazione

Metti a lessare le patate. Schiacciale ancora calde, poi aggiungi i 2 tuorli d'uovo, il parmigiano, la noce moscata, regola di sale e pepe e amalgama.



Taglia la trevigiana molto sottile, poi aggiungili all'impasto di patate. Tieni da parte qualche listarella di trevigiana da aggiungere all'ultimo al piatto.
Fai la pasta con le altre uova e la farina. Tirala sottile e crea i ravioli farciti con le patate e la trevigiana.



Fai un soffritto con sedano, carote e cipolla tagliate molto piccole e fai andare con un po' di olio.
Togli la salsiccia dal budella, tagliala a tocchetti e falla rosolare sgranando un po' con una forchetta. Sfuma con il vino e lascia evaporare l'alcool. Regola di sale e pepe.




Cuoci i ravioli in acqua bollente per pochi minuti, scolali direttamente nel ragù, manteca con un pezzetto di burro e servi con qualche listarella di trevigiana croccante.


martedì 17 febbraio 2015

Grazie Monsù Ferrero, il paradiso ti sia dolce

In questi giorni Alba è una città più triste: a San Valentino, giorno più dolce dell'anno, è morto Michele Ferrero, il papà della Nutella®. Sui giornali sono stati scritti articoli molto belli sul suo lavoro, sulla sua genialità imprenditoriale (non è geniale aver inventato un ovetto di pasqua che si mangia tutto l'anno?), sulla sua umanità, ma è veramente difficile rendere a parole il legame che esiste tra Michele Ferrero e Alba. Di stima, perché ha saputo rendere la Ferrero uno dei marchi più famosi e riconoscibili al mondo, ma senza tradire la sua idea di azienda che è fatta prima di tutto di persone; di riconoscenza, perché ha reso Alba e il territorio delle Langhe un luogo ricco e florido, rispettando il lavoro nei campi e nelle vigne (basti pensare che nelle famiglie albesi almeno un componente è dipendente Ferrero, e che ancora oggi esiste il lavoro stagionale per gli abitanti delle colline circostanti); di vero affetto, perché lui non era un boss che impartiva ordini godendosi il lusso, non era il classico capo più leggenda che realtà, Michele Ferrero era un leader vero, lavorava con le persone e per le persone, le spronava, si interessava realmente a loro, ci viveva insieme senza mai far pesare il proprio ruolo, dispensando sorrisi e gentilezza, trasmettendo con semplicità la bellezza del senso di appartenenza. I dipendenti Ferrero si sentono veramente parte di una grande famiglia e ne è la dimostrazione la lunga e silenziosa fila di persone che da stamattina presto sono in attesa di rendere omaggio a Monsù Michele nella camera ardente allestita in azienda, che non è quel gesto a volte fine a sé stesso che spesso accade quando muore una persona famosa, ma l'autentico desiderio di esserci, così come succede quando viene a mancare un nonno, un papà, uno zio.
Domani ad Alba ci sarà lutto cittadino,i negozi avranno le serrande abbassate, le scuole saranno chiuse, tutti si fermeranno per rendere omaggio ad un grande uomo che ha reso più dolce la vita di tutti noi ed io sono orgogliosa di essere piemontese e di poter far parte di questa splendida comunità.
Sui prodotti industrializzati piovono sempre anche molte critiche, ma oggi non è giorno di polemica: la Nutella® è, volente o nolente, il prodotto italiano più famoso al mondo, è il simbolo della dolcezza, del peccato di gola, compagna di merende e fedele amica nei momenti di tristezza. La ricetta di oggi è una mousse di Nutella® facile, golosa – molto golosa – che non richiede cottura, si fa in cinque minuti e sparisce in pochi secondi. Io l'ho servita con una granella di pistacchi, ma potete utilizzare anche delle nocciole e abbinarla a biscottini come lingue di gatto, da immergere voluttuosamente.
Grazie Monsù Ferrero, il paradiso ti sia dolce.

A casa mia...che mondo sarebbe senza Nutella®?

Mousse di Nutella® con pistacchi

giovedì 4 dicembre 2014

Risotto Castelmagno e nocciole delle Langhe (con Tartufo bianco d'Alba)

Ingredienti per 6 persone

  • 100 g di burro
  • 2 scalogni
  • 500 g di riso Carnaroli
  • Marsala
  • Brodo vegetale circa 1 litro
  • 300 g di Castelmagno
  • 200 g di nocciole delle Langhe
  • Tartufo bianco d'Alba (facoltativo, ma molto consigliato)
  • Pepe


Preparazione

Passa al mixer il Castelmagno e, separatamente, le nocciole e tritale grossolanamente. Metti da parte.



Fai sciogliere metà del burro e metti a rosolare lo scalogno. Versa il riso e tostalo per qualche minuto. Sfuma con il Marsala e lascia evaporare l'alcool. Poi cuoci il riso aggiungendo brodo bollente un po' alla volta.



Quando il riso è quasi a cottura, aggiungi il Castelmagno e le nocciole. Regola di pepe. Manteca con il burro rimasto e lascia riposare il riso per un paio di minuti




Servi con qualche nocciola intera e, se vuoi, una grattata di Tartufo bianco


giovedì 20 novembre 2014

Fagottini al formaggio con tartufo nero

Ingredienti per 4 persone

  • 4 tartufi neri da circa 10g ciascuno
  • 500 g di fagottini al formaggio
  • 50 g di burro
  • 200 ml di panna fresca
  • 50 g di parmigiano
  • Sale&Pepe


Preparazione

Con un coltello affilato taglia 3 tartufi a fettine e poi riducili a pezzetini



In una padella fai sciogliere il burro, aggiungi la panna, regola di sale e pepe e fai scaldare. Poi metti il tartufo tagliato e amalgama: il calore farà sprigionare il profumo. Aggiungi il parmigiano.





Cuoci i fagottini in acqua bollente salata per 2 minuti, poi scolali nella padella del condimento e finisci la cottura. Servi grattando l'ultimo tartufo in scaglie.


venerdì 10 ottobre 2014

Fiera del Tartufo: Alba caput mundi

Qui è alta stagione esagerata, altro che ferragosto! Domani comincerà l'84ª Fiera internazionale del Tartufo Bianco d'Alba e c'è grande fermento per accogliere le migliaia di persone che giungeranno da tutto il mondo per questo evento unico. È pazzesco, è incredibile pensare che una cittadina così piccola come Alba sia così famosa per i gourmand di tutto il globo terracqueo. La Fiera del Tartufo è imperdibile per gli appassionati della cucina e in particolare per quella piemontese, che in questo periodo sfodera il suo lato migliore: i colori meravigliosi dell'autunno, i vitigni gialli e rossi, la bruma che avvolge e rende l'atmosfera ovattata, il crepitio dei camini e l'odore di legna bruciata sono l'ambientazione perfetta per gustare i piatti della tradizione piemontese accompagnati dai nostri grandi vini rossi, dalla Barbera al Barolo, dal Nebbiolo al Barbaresco.
Il centro di Alba sarà invaso da turisti di ogni nazionalità, con carte di credito ben ricaricate per aggiudicarsi le trifule migliori: il programma della Fiera, che parte da domani fino al 16 novembre, è ricchissimo di incontri, di eventi gastronomici, ma non solo. Il prossimo weekend, per esempio, ci sarà la rievocazione storica, con Piazza Duomo coperta di paglia, stand medievali con gli antichi giochi e ovviamente cibo e vino con il “Baccanale del tartufo” che rievoca la quotidianità del Medioevo; ci saranno concerti, analisi sensoriali del tartufo, degustazioni, incontri con grandi chef stellati, concorsi di automobili antiche e chi più ne ha, più ne metta. Vi segnalo un paio di cose a cui tengo particolarmente: nel Coro della Maddalena, in pieno centro, è già cominciata e continuerà fino al 9 novembre, la mostra voluta dalla famiglia Ceretto “Der Rhein” di Anselm Kiefer con ingresso gratuito e poi, da questa domenica e per tutte le domeniche della Fiera, alle 16.30 nel cortile della Maddalena (dove fanno il mercato del Tartufo), ci saranno i Foodies moments junior: corsi di cucina gratuiti per i bimbi con quel mattacchione di chef Diego Bongiovanni, da poco approdato in televisione alla Prova del Cuoco. Da non perdere.
Per vedere il calendario completo andate sul sito della Fiera, cercate ciò che più vi interessa, ma fate in modo di venire almeno un giorno!
Il Tartufo è veramente la quintessenza della goduria e, per me, il modo migliore per gustarlo è con l'uovo: ho assaggiato questa versione in un ristorante, ne sono rimasta conquistata e ho fatto il mio lavoro di reverse engineering con un risultato da capottarsi. Una cocotte cotta in forno cremosa, vellutata, il tuorlo si spacca e avvolge le scaglie di Tartufo in un turbinio di emozioni. Potrete assaggiare questa prelibatezza al pranzo di A casa mia del 1° Novembre, ecco il menù completo! La cocotte è buona anche così, senza nulla (giustificati i soli bambini), ma se non la provate con il Tartufo d'Alba, siete dei pazzi.

A casa mia...impaziente di grattare!

Cocotte di uovo cremoso con Tartufo bianco d'Alba

Cocotte di uovo cremoso con Tartufo bianco d'Alba

Ingredienti per 4 persone

  • 4 uova
  • 200 ml di panna da cucina
  • 50 g di parmigiano grattugiato (o di Castelmagno per un gusto più deciso)
  • Sale&Pepe
  • Tartufo bianco d'Alba




Preparazione

Separa gli albumi dai tuorli, facendo attenzione a non rompere questi ultimi



Agli albumi aggiungi la panna, il parmigiano, regola di sale e pepe e amalgama il tutto fino ad ottenere una crema



Distribuisci la crema nelle cocotte e metti in forno a 180° per circa 15 minuti.
Togli le cocotte dal forno e aggiungi ad ognuna il tuorlo. Poi rimetti in forno per 3-4 minuti



Servi caldo con una generosa grattata di Tartufo, con il cucchiaino rompi il tuorlo cremoso e godi.




mercoledì 1 ottobre 2014

Voglio essere una madre migliore

Foto di villafavolosa.com
Dovrebbe esistere una legge per tutelare la sanità mentale dei genitori e che garantisse loro, dopo un'estate senza scuola e asilo, di partire da soli per qualche giorno e rilassarsi.
Perché i figli sono la cosa più bella che la vita ci ha donato, ma diciamolo, senza troppi giri di parole, sono anche una gran rottura di pelotas. Alzi la mano chi si diverte a: svegliarsi presto la mattina dopo la maratona notturna di Homeland o House of cards (noi siamo di nuovo infognati); partire per andare al mare, ma avere il dubbio di star traslocando perché le mani non bastano per trasportare secchielli, palette, formine, creme protettive che poi si brucia, cappellini che poi gli viene l'insolazione, acqua che poi si disidrata, crackers che il mare mette appetito, cambio del costume che poi sta col culetto bagnato e chi più ne ha, più ne metta; non riuscire a fare un discorso uno senza essere subissati di perché; leggere un libro – quando si riesce – sporco di cioccolata e briciole; andare in bagno con uno stuolo di paggetti; ascoltare per centosettanta volte di fila “Il caffè della Peppina” e dover fare i coretti; recuperare dal gabinetto cellulari e ogni sorta di oggetto. E l'elenco potrebbe andare avanti per parecchi post. Dopo questa dichiarazione, forse molti mi banneranno o penseranno che sono una madre snaturata, ma io credo di essere proprio il contrario: prima di essere genitori siamo persone, e se siamo persone felici, realizzate e non nevrotizzate, siamo anche delle mamme e dei papà migliori. E si vedrebbero molte più mani alzate. E siccome voglio realmente essere una buona madre, io e il Maritino abbiamo smollato le Nane e ci siamo goduti tre giorni solo per noi. Ah, figata! Avevamo in mente mille programmi, visitare città d'arte, andare a concerti, ma poi abbiamo pensato che viviamo in un luogo meraviglioso, che è patrimonio dell'Unesco non a caso, per cui abbiamo fatto i turisti a casa, nelle Langhe. Vi racconterò, quindi, del nostro piccolo tour langarolo che ha avuto come protagonista assoluto l'enogastronomia, ça va sans dire.
Questo è uno dei periodi più belli per visitare le Langhe: la bruma mattutina avvolge i vitigni che si colorano di rosso intenso, le strade si profumano di tartufo, la cucina piemontese vive il suo momento di massima espressione e regala grandi emozioni. Alla fine se sta sempre a magnà.
In attesa dei miei consigli su alcuni itinerari e sui luoghi dove andare a mangiare – dalla piola allo stellato – oggi una ricetta che sa di autunno, con le pere protagoniste. Un guscio di frolla croccante, uno strato di crema dolce e voluttuosa, una cascata di pere aromatizzate al Porto: un dolce dalle tante sfumature, perfetto da abbinare con un passito di uve rosse piemontesi, che vi farà chiudere gli occhi al primo morso e che vi farà diventare dei genitori più felici, anche se avete appena scoperto che il vostro bambino imita Picasso sulla parete del salotto.

A casa mia...quando si parte?